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"Non ho potuto sempre dire tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non pensavo" (Indro Montanelli)

“IL ‘MIRACOLO’ DELLA FALANGHINA CONTRO IL CAOS DELLA BUROCRAZIA”

CASTELVENERE
(da IL SANNIO QUOTIDIANO del 25 ottobre 2018)

Il sindaco Mario Scetta condanna la gestione dell’allerta meteo di inizio settimana

“IL ‘MIRACOLO’ DELLA FALANGHINA CONTRO IL CAOS DELLA BUROCRAZIA”

“Manca un rapporto collaborativo tra e Comini, le istituzioni sono lontane ed assenti”

Antonio Caporaso

Abbiamo incontrato il sindaco Mario Scetta e con lui è stato affrontato il caso relativo alla chiusura delle scuole per via dell’allerta meteo di inizio settimana. Alle nostre domande, Scetta ci ha concesso una attenta, sincera ed apprezzabile analisi con la quale è rappresentata, nella sua interezza, la paralisi istituzionale, figlia di leggi e norme che si accavallano tra loro, in cui oggi versa l’Italia. Una situazione che, in pratica, imbriglia gli amministratori, non permettendo loro di operare nel migliore dei modi.
A Scetta abbiamo, quindi, chiesto di analizzare quanto accaduto tra domenica pomeriggio e lunedì mattina e la sua risposta è stata molto chiara: “Dagli errori e dalle piccole cose si impara molto, se si ha voglia e capacità di imparare. Quello accaduto è stato un episodio all’apparenza banale, ma che comunque dovrebbe farci riflettere. Domenica la Protezione Civile dirama un bollettino di allerta meteo, segnando bollino arancione. Dunque, né rosso, né verde. Il classico atteggiamento dell’Italia d’oggi che si concretizza in una interpretazione ovvia: noi abbiamo fatto il nostro lavoro, adesso sono fatti vostri. Questa condizione dello ‘scarica barile’ istituzionale, divenuta ormai prassi quotidiana, è sinceramente deprimente”.
In merito al motivo che ha spinto l’amministrazione a lasciare le scuole aperte, Scetta spiega: “Tra domenica sera e le prime ore dell’alba di lunedì è successo di tutto. A scatenare una reazione a catena, la notizia che Clemente Mastella a Benevento chiudeva le scuole di ogni ordine e grado. Con una impressionate velocità si è scatenato il popolo dei social che richiedeva ai sindaci e dirigenti scolastici, e con giudizi che farebbero impallidire persino Re Salomone, di serrare le scuole. Cosa fare? Chiudere le scuole? Si. No. Forse. Allarmismo e confusione si sprecano. C’è chi pensa a non prendere una ‘cantonata’, chi a pararsi parti intime, chi ad assecondare il popolo perché condizionato da scadenze elettorali. Unici assenti razionalità e comunicazione tra i sindaci. Risultato: chiusura delle scuole a macchia di leopardo”.
Da questo episodio che Mario Scetta ha considerato ‘…non eclatante’, abbiamo chiesto di trarre delle considerazioni: “Restano, già dal giorno dopo, utili insegnamenti. Prima considerazione: i bollettini della Protezione Civile sono troppo spesso generici e fuorvianti. Seconda considerazione: assoluta mancanza di confronto e comunicazione tra le amministrazioni di paesi confinanti. Terza considerazione: la mancanza di un’organizzazione operativa intercomunale in grado di gestire emergenze e non solo. E poi ci meravigliamo se le varie Unioni dei Comuni sono miseramente fallite. Ciascuno di noi reciti il mea culpa”.
Infine a Scetta abbiamo chiesto come sta considerando questa seconda esperienza da sindaco dopo il lungo percorso degli anni addietro, spezzato dall’amministrazione di Alessandro Di Santo. “Dagli errori e dalle piccole cose, come dicevo, scaturisce l’insegnamento. Oggi fare l’amministratore è difficile e pericoloso. Troppi burocraticismi, troppe responsabilità, poche risorse e solo apparenti possibilità gestionali. Dunque la necessità di incontrarsi, di organizzarsi, di mettersi in rete. Un dato in controtendenza comunque sta emergendo e ce lo sta offrendo il riconoscimento del Sannio a ‘Città Europea del Vino 2019’. Cinque paesi che si aggregano intorno ad un progetto ed altri che si uniscono spontaneamente. Una volta tanto sindaci ed istituzioni varie si muovo in sinergia e con entusiasmo, stimolati da un obiettivo ambizioso: la promozione di un territorio, la qualificazione di vini pregevoli, la divulgazione di una storia e la prospettiva di un futuro. Quasi un miracolo sia il riconoscimento, sia lo spirito di collaborazione. Ma, evidentemente, con il vino si fanno miracoli e la Falanghina ne sta organizzando uno veramente grande”.